Remarketing dinamico: cos’è e perché è fondamentale per creare una relazione tra le persone e il tuo brand

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10 Settembre 2021
remarketing dinamico

L’innamoramento non è uguale per tutti: per alcuni avviene con un colpo di fulmine, per altri è un percorso più lento e graduale. Sarà capitato anche a te: la prima volta che hai incontrato quella persona, c’è stato uno scambio di sguardi e niente più. Poi, qualche giorno dopo, vi siete incontrati di nuovo ed è scattata la presentazione: due chiacchiere ed è finita lì. Dopo altri due giorni e ti è arrivata una notifica sullo smartphone: è proprio quella persona che ti sta chiedendo: “Vogliamo diventare amici?”

Accetti, e successivamente cominciano ad apparire i suoi post sul tuo feed: al primo ti soffermi pochi secondi prima di scrollare la pagina. Il secondo, invece, lo leggi. Al terzo scatta il like: ecco la vostra prima interazione online. Iniziate a scrivervi e prendete appuntamento per un caffè. E senza che tu te ne renda conto, ti stai innamorando.

Ecco, il termine per definire tutto questo in marketinghese stretto è remarketing.
Ti facciamo un esempio: hai presente quando stai scorrendo la home di Facebook e ti appare l’annuncio pubblicitario dell’azienda di cui avevi visitato il sito qualche giorno prima? Ecco, questa è, in linea generale, la base del remarketing. In altre parole, è proprio come se quel brand ti stesse corteggiando. Si è accorto del tuo interesse e vuole attirare la tua attenzione. Se potesse parlarti, ti direbbe: “Mi hai guardato e ti sono piaciuto, ora voglio farti innamorare di me.”

Ora ti facciamo un altro esempio: stai osservando un paio di sneakers su un sito di eCommerce. La tua taglia è disponibile, già immagini gli abbinamento possibili e, inoltre, hanno un prezzo che per te è accessibile. La tua propensione ad acquistarle è forte ma non abbastanza. Infatti, quando ti arriva un messaggio, esci dal sito, ti metti a chattare e l’acquisto passa in secondo piano. Ad un certo punto, mentre scrolli la home di Facebook, ti appare un annuncio. Cosa vedi? Le tue sneakers, cioè, le scarpe che hai quasi acquistato. Sono proprio lì, sul tuo feed, come a dire: “Ehi, non lasciarci nel carrello, lo sappiamo che ci vuoi!”
E questo è ciò che nel linguaggio tecnico e poco comprensibile di consulenti e digital strategist viene definito remarketing dinamico.

Volendo rifarci alla nostra metafora dell’amore (oggi ci sentiamo particolarmente romantici, si è notato?), a questo punto possiamo dire che è il remarketing a far nascere l’interesse, ma al remarketing dinamico spetta il ruolo del vero latin lover.

Remarketing e retargeting: significato e differenze

Per il momento abbiamo chiarito qual è la differenza fra remarketing e remarketing dinamico: il primo, mostra il tuo annuncio a utenti che in qualche modo hanno mostrato interesse nei confronti della tua azienda, visitando ad esempio il tuo sito o la tua landing page; il secondo, mostra alle persone un annuncio con specifici prodotti e/o servizi con cui hanno già interagito sul tuo sito. Ora passiamo ad un’altra differenza fondamentale, quella fra remarketing e retargeting. Cercando su Google “retargeting significato” potresti addirittura aver letto che i due termini sono sinonimi. Tuttavia, sebbene remarketing e retargeting lavorino a un obiettivo comune, è importante sapere che delle differenze significative, in effetti, esistono.

Torniamo alla metafora dell’innamoramento. Possiamo identificare il retargeting con la prima fase di una conoscenza, quella in cui osserviamo i comportamenti dell’altra persona e cerchiamo di capire se fa per noi, e il remarketing  con la fase successiva, ossia quella in cui ci dedichiamo a costruire una relazione.

Intendiamo dire che attraverso il retargeting possiamo memorizzare il comportamento degli utenti che visitano il nostro sito, lo shop o che interagiscono con un nostro annuncio; quindi possiamo raggiungerli nuovamente per ottenere conversioni. Considerando che, statisticamente, solo il 2% delle prime visite a un sito si trasforma in conversioni, comprenderai l’importanza di fare retargeting su quel 98% di utenti che hanno visto la nostra inserzione senza convertire.

In questo caso, gli strumenti utilizzati sono principalmente Google Ads e Facebook (e Instagram) Ads. Quando si parla di retargeting, abbiamo a che fare con utenti-comportamenti; è con il remarketing che questo binomio si trasforma in persone-dati. Il remarketing opera sugli utenti che sono già entrati con noi attraverso azioni importanti, come un acquisto, e di cui possediamo i dati. Ecco perché, oltre a remarketing Google e Facebook, entrano i gioco anche newsletter e DEM – direct e-mail marketing. L’obiettivo è fidelizzare i clienti, in modo che continuino a richiedere i nostri servizi e/o ad acquistare i nostri prodotti.

Remarketing Google: i diversi approcci

Insomma, l’importanza del remarketing è indiscutibile, ma è altrettanto fondamentale saper individuare l’approccio che più si addice all’obiettivo che vogliamo raggiungere e al canale che utilizziamo. Per questo esistono diversi approcci di remarketing Google, ognuno dei quali si adatta meglio a un canale e a uno specifico scopo.

  • Remarketing Base: è l’approccio più semplice, che potremmo definire “standard”, e ci consente di mostrare il nostro annuncio a tutti quegli utenti che abbiano visitato il nostro sito mentre stanno navigando su un terzo sito, che fa parte della Google Display Banner.
  • Remarketing in Rete di Ricerca: l’utente, dopo aver visitato il nostro sito, ritroverà il nostro annuncio mentre fa una ricerca su Google. È molto utile per comprendere quale sia la query (quella stringa di parole che inseriamo su Google affinché inizi la sua ricerca) che l’utente deve digitare in modo da essere raggiunto dal nostro annuncio.
  • Remarketing Dinamico: creato specificamente per i siti eCommerce, prevede l’integrazione di Google Ads con Google Merchant Center e il caricamento del catalogo prodotti su quest’ultimo. Questa operazione consiste nel mostrare all’utente inserzioni riguardanti uno specifico prodotto o servizio che ha già visionato sul nostro shop.
  • Remarketing E-mail: in questo caso, per costruire il nostro pubblico, carichiamo una lista di indirizzi e-mail (dei quali abbiamo l’autorizzazione per utilizzo a fini pubblicitari) che vedranno i nostri annunci su Google, Gmail e Youtube.
  • Remarketing Video: in questo caso il remarketing ha la funzione di mostrare il nostro video agli utenti che hanno interagito con il canale Youtube o con il contenuto.
  • Remarketing App: con il remarketing per applicazioni mobili, possiamo rintracciare coloro che hanno interagito con la nostra App e mostrargli il nostro annuncio all’interno di altre applicazioni o siti.

Come scegliere l’approccio di remarketing più adatto alla tua azienda? Ci pensa la tua agenzia marketing Roma

Per tirare le somme, ogni strategia (o quasi) deve includere una fase di remarketing. Quel 98% di utenti che non converte subito, senza delle valide operazioni di remarketing, può essere perso per sempre.

Ah, resta un aspetto da chiarire: in che modo gli addetti ai lavori (sì, proprio noi) riescono a tracciare il comportamento degli utenti per ottenere conversioni? Attraverso l’utilizzo di importanti strumenti: Google Analytics e il Pixel di Facebook. Il primo è uno strumento gratuito messo a disposizione dal motore di ricerca che ci permette di tracciare il comportamento degli utenti su un sito e di stilare delle statistiche utili all’ottimizzazione delle campagne. Il secondo è un frammento di codice che, una volta installato e configurato sul tuo sito web o sulla tua landing page, permette di tracciare le azioni che le persone vi compiono all’interno, misurando così l’efficacia della campagna e del percorso di conversione (quanti hanno acquistato? Quanti hanno aggiunto al carrello senza acquistare? Quanti hanno dato solo una sbirciatina?). È sulla base dei dati raccolti da questi strumenti che vengono quindi creati i pubblici personalizzati a cui mostrare i contenuti del retargeting.

Avrai notato che, come al solito, si finisce sempre a parlare di strategie e strumenti. Perché, nella maggior parte dei casi, per implementare questo tipo di attività occorrono delle competenze tecniche e teoriche approfondite. Come in molti altri casi, qui il fai-da-te rischia di essere fallimentare.

Il tuo obiettivo come impresa, del resto, dev’essere solo quello di ottenere conversioni. Fartele ottenere, in quanto agenzia marketing Roma, è il nostro.

(Configurare gli strumenti di tracciamento, invece, è quello dei programmatori, perché solo loro capiscono di quella roba!) 

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