Cos’è un piano editoriale? E perché non puoi farne a meno?

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22 Maggio 2021
cos'è un piano editoriale

Sembra proprio che questa settimana non ci sia modo di salvarci dall’articolo super-didascalico e super-focalizzato, dominato dalla rigida e inossidabile autorità delle query. Del resto, oh, mica ogni articolo può trasformarsi in un trattato di ricerca neurosocioscientifica (esiste “neurosocioscientifica”? Perché suona macchinoso ma plausibile). Quindi sotto a chi tocca. Ah, si parla di piano editoriale. Cos’è un piano editoriale? Okay, per rispondere esaustivamente forse una piccola, piccolissima digressione è necessaria.

Perché la definizione di piano editoriale è inscindibile dal concetto di comunicazione professionale. E il termine “professionale”, qui, non è riferito al tono della comunicazione – cioè non stiamo parlando di una comunicazione professionale nel senso di “seriosa” o “impostata” – quanto al modo in cui i contenuti comunicativi vengono sviluppati, ovvero con un ordine preciso, una programmazione e soprattutto, un’indispensabile coerenza. Sì, molto probabilmente l’approfondimento ci scappa anche stavolta. Yuppie!

Pianificazione editoriale: di cosa si tratta?

Dunque, dicevamo che pianificazione editoriale e comunicazione professionale sono due concetti profondamente legati. Vediamo perché. Come ormai risaputo (e come già visto su questo blog in più di un’occasione, in particolare nel nostro articolo dedicato al costo della gestione di una pagina Facebook), la comunicazione digitale, al giorno d’oggi e per le aziende di qualsiasi forma e dimensione, è divenuta imprescindibile. E a stabilirlo sono stati i player più importanti del mercato: i clienti. O meglio, le persone.

Le persone che oggi si aspettano di trovare le aziende su internet, sui social, sulle piattaforme di settore. E che restano deluse – non è un eufemismo, restano realmente deluse – nel caso in cui l’azienda sulla quale vogliono informarsi non abbia una presenza digitale all’altezza. “Presenza digitale all’altezza” non nel senso di post testati dalla NASA, ma semplicemente di contenuti informativi curati, coinvolgenti, coerenti con l’essenza della proposta che rappresentano. La concezione comune, infatti, è che i luoghi virtuali in cui avviene l’incontro, il contatto fra cliente e brand (quelli che in marketinghese stretto vengono definiti touchpoint) siano delle vere e proprie estensioni delle sedi fisiche. La differenza fra presenza fisica e presenza digitale di un’azienda, nel 2021, ma già da qualche anno, è ridotta ai minimi termini. Ammesso che ancora esista.

E allora come si arriva a questo tipo di comunicazione professionale? In termini concreti, come si producono contenuti coerenti e coinvolgenti? Attraverso la pianificazione editoriale, ovvero attraverso la programmazione periodica di tali contenuti su base temporale. I piani editoriali servono essenzialmente a questo: a programmare la comunicazione di un brand per il mese successivo (o per i mesi successivi, se fatta con largo anticipo). Programmare sia da un punto di vista concettuale e creativo (“cosa e come vogliamo comunicare”), sia da un punto di vista pratico (“quando e dove lo vogliamo comunicare”).

Piano editoriale social media: come si realizza e, soprattutto, perché?

Già, perché è così utile per un’azienda avere il proprio piano editoriale? Oltre a un pragmatico principio di comodità e risparmio di tempo (il piano editoriale, con l’aiuto delle automazioni offerte dalle piattaforme, consente in buona sostanza di programmare la pubblicazione di tutti i contenuti in una sola volta), la funzione principale del piano editoriale è una di quelle che noi esseri umani amiamo di più in assoluto: il controllo. Con lo stesso scopo per cui si pianificano gli step di una strategia di marketing – ovvero per fissare degli obiettivi e tenerne sotto controllo lo sviluppo – si possono e si devono pianificare anche quelli di una strategia di comunicazione.

Tenere sotto controllo la programmazione dei contenuti permette infatti di:

  • Fissare degli obiettivi legati al coinvolgimento del tuo pubblico (formato da clienti e potenziali clienti) e alla notorietà della tua azienda.
  • Monitorare i risultati e produrre contenuti che tengano conto anche degli obiettivi raggiunti.
  • Assicurarsi che ogni contenuto venga ideato e realizzato per risultare in linea con la vision e i valori che contraddistinguono il tuo brand, e in linea con ogni altro contenuto già pubblicato o ancora da pubblicare, per favorire la coerenza e quindi la sensazione di autenticità.

Sì, perché non a caso prima abbiamo parlato di contenuti informativi e… coinvolgenti. Se ti hanno detto che il modo migliore per rendere la tua presenza digitale una vera risorsa produttiva è quello di trasformare i tuoi account aziendali sui social in vetrine virtuali dove mettere semplicemente i prodotti esposti con il prezzo in bella vista, beh, ti hanno messo sulla strada sbagliata. In fondo, basta rifletterci un attimo: è più probabile che si vada sui social per svagarsi e rilassarsi momentaneamente o per acquistare prodotti a caso? Ecco. Le persone usano Facebook, Instagram e affini anche e soprattutto per divertimento e intrattenimento: ciò che si aspettano di trovare sono contenuti che divertano e intrattengano. Questo non significa che non puoi usare i social per promuovere i tuoi prodotti o i tuoi servizi, anzi. Solo che devi trovare un modo creativo (e pianificato) per farlo.

Piano editoriale: due precisazioni importanti

Per riassumere: il piano editoriale è uno strumento (perlopiù un documento di testo) usato per programmare e calendarizzare mensilmente la pubblicazione dei contenuti sulle piattaforme digitali che la tua azienda utilizza per comunicare. Un esempio essenziale ma esplicativo potrebbe essere il classico Excel con data, tipo di post, copy (testo), e visual (immagine). Detto ciò, sono necessarie due precisazioni per avere le idee ancora più chiare:

  • Il piano editoriale non riguarda necessariamente solo i social network. Una pianificazione editoriale è applicabile a qualsiasi tipo di contenuto, su qualsiasi piattaforma. Si può utilizzare (ed è straconsigliato) un piano editoriale per i video su YouTube, per le e-mail da inviare con Mailchimp e per gli articoli da pubblicare sul tuo blog. Insomma, tutti gli aspetti della tua comunicazione sono pianificabili. O meglio, quasi tutti.
  • Quasi tutti, appunto. Perché per quanto utile possa essere la pianificazione editoriale, una comunicazione dinamica e davvero efficace deve sempre considerare la possibilità che qualche post programmato vada corretto in corso d’opera, e deve spesso includere dei contenuti extra, non previsti dalla programmazione, realizzati in velocità per cavalcare il trend del momento o in seguito a un evento imprevisto. Contenuti del genere rientrano nella categoria del cosiddetto real time marketing (argomento che avremo modo di approfondire) e, quando non sono frutto di forzature o di un atteggiamento da “dobbiamo-parlarne-per-forza-anche-noi”, possono rivelarsi molto efficaci.

In conclusione, hai presente quando nei film d’azione americani uno dei protagonisti se ne esce con la frase “Qualsiasi cosa accada, voi attenetevi al piano”? Ecco, per quanto riguarda la comunicazione digitale, possiamo evitare questa meticolosità. Anzi, dobbiamo evitarla.

Sviluppa un piano editoriale efficace al fianco della tua agenzia marketing Roma

Speriamo seriamente che questa storia dell’inserire le keyword nella loro purezza si riveli produttiva, perché ogni titolo di questi paragrafi con “agenzia marketing Roma” è un colpo al cuore. L’importante, in ogni caso, è aver avuto l’occasione di trasmetterti informazioni importanti e di aver risolto un altro dilemma. O almeno averci provato.

Comunque, nel caso qualche punto ti resti oscuro, del tipo “Ehm, okay, ma io non so fare un piano editoriale, voi conoscete qualcuno che sappia fare un piano editoriale?”, beh, consideraci a tua disposizione. Sappiamo fare piani editoriali e saremmo ben lieti di dare forma creativa ai tuoi progetti. E poi, possiamo dire di cavarcela abbastanza bene con la comunicazione. Insomma, guarda quanto siamo simpatici quando scriviamo gli articoli! Vero? Eh? Vero?

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